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Selfie con un libro

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Meno giornate più percorsi e presìdi

Le giornate tematiche come La Giornata della Memoria, rischiano di essere un breve momento di riflessione che non incide sulla nostra formazione culturale e non aumenta la consapevolezza che il nostro impegno e vigilanza sui temi del pregiudizio e del razzismo devono essere esercitati tutto l’anno, costantemente.

Quest’anno ricorre il 30° anniversario dalla Caduta del muro di Berlino: 9/11/1989.

Sarebbe fantastico tracciare un percorso di approfondimento personalizzato, tutto nostro, dal 27/1 al 9/11 2019.

Questo sì che sarebbe un segno di crescita, di presidio di democrazia, di comunità e cittadinanza attiva.

Gli “errori” dei pazienti

Ascoltare un primario, definire “errori dei pazienti” nella relazione con il medico, atteggiamenti di “volere guarire totalmente o niente”, “volere subito una guarigione senza darsi tempo”, mi sembra non rispettoso del vissuto e della soggettiva sofferenza della persona con patologia cronica.

Chi è portatore di un dolore fisico/psicologico cronico ha fragilità di pensiero e di azione che non possono essere etichettati come errori. Ci dispiace che un’eccellenza medica come un primario ospedaliero utilizzi certe categorie lessicali così rigide e poco empatiche.

L’errore lasciamolo alla scienza matematica. In una dimensione di cura è più utile ragionare in modo complesso con categorie che ci permettano un ascolto e una accoglienza di tutta la persona, non solo di un aspetto di essa.

13 novembre: Giornata Mondiale della Gentilezza

«La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, le nostre e quelle degli altri, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza. La gentilezza è come un ponte che mette in relazione, in misteriosa e talora mistica relazione, queste diverse disposizioni dell’anima: queste diverse forme di vita: queste diverse emozioni. Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita».

Eugenio Borgna, La dignità ferita, Feltrinelli (2015)

Matthew Johnstone – Avevo un cane nero

C’è un video in rete. E’ stato ideato e illustrato da Matthew Johnstone in collaborazione con l’OMS Organizzazione Mondiale per la Sanità, per la Giornata Mondiale della Salute Mentale. Questo cortometraggio spiega con parole semplici cos’è la depressione, comunicando il messaggio importante che questa malattia si può prevenire e curare:

 

La vacanza come libertà mentale.

Parola magica, mettila in pratica
Senti che bella è, quant’è difficile
E non si ferma mai, non si riposa mai
Ha mille rughe ma è sempre giovane
Ha cicatrici qua, ferite aperte là
Ma se ti tocca lei ti guarirà
Ha labbra morbide, braccia fortissime
E se ti abbraccia ti libererà

Viva la libertà (viva)

Jovanotti Lorenzo Cherubini

“Non c’è un giorno, o una settimana, in cui io non faccio ciò che viene associato al termine “vacanza”, anche solo per una o due ore. Prendersi una vacanza dalla routine è come una pratica di meditazione che deve essere quotidiana e non un evento isolato ascrivibile a pochi giorni all’anno!

La vacanza non è solo viaggiare o tutte quelle pratiche idiote da italiano medio che ci vengono propinate dal solito influencer di turno tramite le sue storie instagram, dalle solite immagini pietose in tv riguardanti il “cosa fanno gli italiani in vacanza”.

La vacanza è fare il vuoto nella mente, come ricorda l’etimo “essere vacui, vuoti”, rigenerarsi, potersi permettere di rilassarsi anche in mezzo al caos.

Se non riusciamo a dedicare almeno un’ora del nostro tempo, ogni giorno, al vuoto, alla cura della nostra psiche, credendo di poterlo fare solo in quei pochi giorno all’anno, solo quando andremo in “vacanza”, diveniamo davvero dei liberti, cioè degli “schiavi liberi” in un certo senso.

Come ricorda Morelli, se non abbiamo tempo di curare la nostra psiche siamo davvero messi male, e in tal caso non dovremmo poi lamentarci di tutti i disturbi e i disagi psichici che vengono a trovarci…

Non si tratta di non avere tempo, deve essere qualcosa che dobbiamo alla nostra stessa salute psichica, non esiste in tal senso il “non avere tempo”. Equivarrebbe a dire che non si ha tempo per andare in bagno o per mangiare o per respirare. E di cosa si vivrebbe se non si ha tempo per le nostre esigenze più basilari e vitali? Puoi non avere tempo per fare vuoto? Per rilassarti anche in mezzo al lavoro incessante?

A volte basta davvero poco, basta deliberatamente, spontaneamente, “inopportunamente”, FERMARSI! Stop! E non fare nulla, davvero nulla.

Quando mi viene chiesto “quando vai in vacanza?”, devo confessarvi davvero che facendo ogni giorno dell’anno ciò che amo (incluso il mio lavoro, e quando facevo un lavoro che non amavo mi permettevo comunque di dedicarmi – anche se meno – a ciò che amavo) non ho bisogno assolutamente di farmi una vacanza, perché sono in uno stato di vacanza ogni mese. Mi concedo anche diversi viaggi quando posso e soprattutto nei periodi dell’anno in cui la maggior parte delle persone non viaggia (costano di meno e ci si diverte di più, non devi aspettare le file e tanti altri vantaggi!)

[Tratto da Emanuele Casale – Jung Italia]